“Solo
di quando in quando,
in certe interminabili sere,
un’occhiata dall’altra parte,
alla finestra illuminata
dove vivono altri,
e la vaga sensazione
di essersi persi qualcosa.” (H.M.Enzensberger)
Manca
qualcosa.
Cosa? Non si sa, ma la consapevolezza di questo è già qualcosa,
no?
Questa festa è il tentativo, estremo ed inconsapevole, di colmare
un vuoto; è la ricerca di un semaforo sempreverde; è la
soppressione liberatoria di un disagio inesprimibile.
Questa festa è forte e decisa come una stretta di mano, ma qui
sorge un dubbio: decisa da chi?
Un cinico Semaforo incombe sulla scena ed il Campanello, tremendamente
puntuale, ma anche tanto gentile, attraverso biglietti di amici cari e
bei regali colorati, mantiene l’ordine delle cose con minuzioso
interesse.
Gli ospiti tanto attesi sono incompleti, mancanti: a volte entra una mano
da stringere, una spalla su cui dare pacche amichevoli, due guance da
baciare: l’essenziale. Per loro si compie il rituale della barzelletta,
si innalzano torri di biscotti, si sacrificano piatti innocenti.
E quando meno te lo aspetti, dall’ombra, sussurrando, affiorano
pensieri, dubbi, ricordi.
“Ma tu non te ne avvedi,
Tu dici:
io apro gli occhi e vedo quello che c’è.”
GENESI DI UN PROGETTO
Autoprodotto, non commissionato e spontaneo come un rutto, IN FESTA procede
lentamente per la sua strada, ignaro dei tempi imposti dal mercato; ancora
oggi, ad un mese dal debutto, lo consideriamo strutturato ma aperto.
Questo lavoro, iniziato nell’Agosto 2004, nasce dall’esigenza
di esplorare una sensazione non chiara, indefinibile a parole, che si
avvicina ma non si esaurisce nel concetto di vuoto.
La messa in scena di tale nebuloso concetto chiedeva a gran voce chiarimenti,
esemplificazioni, simboli concreti.
E’ così che si sono evidenziati alcuni aspetti di questa
vaga sensazione di disagio: l’impressione di un controllo esterno
sulle nostre azioni; l’impossibilità del cambiamento se non
si rompono i legami con la realtà artificiale in cui siamo immersi;
il bisogno di profondità, di silenzio, di inazione, di amoralità
necessario per percepire l’ombra nascosta delle cose.
Tutto questo non è mai dichiarato o detto esplicitamente. Si avverte
chiaramente però, che nella vita delle due figurine al centro della
storia, qualcosa non va; che magari si è riso delle strane coincidenze
che li perseguitano, ma non c’è proprio niente da ridere;
che il calore dei personaggi, in cui forse ci riconosciamo, è generato
da una fiamma fredda, freddissima, a –20°.
RIFERIMENTI
Il linguaggio utilizzato per raccontare una storia semplice ed essenziale,
che ripercorre a tratti il plot de “Le sedie” di Ionesco,
è in continuo mutamento. Dopo una prima parte rarefatta, sospesa,
che allude ad un quotidiano impossibile e la cui atmosfera richiama le
visioni di De Chirico, il ritmo dello spettacolo aumenta, passando dalle
invocazioni dei personaggi a quelle di Beethoven, fino al momento topico,
la festa: una esplosione visiva più vicina ad una tela futurista,
freneticamente sostenuta dal suono rivelatore dei Radiohead.
La carenza d’aria è causa di allucinazioni, o di comici malintesi.
Dal sottosuolo il delirante e cianotico sente emergere l’irresistibile
figura dell’imperatrice: la sovranità sarà allora
la nuova prigione, la parola l’isolamento, l’incesto la rivolta.
Impossibile indovinare come si evolveranno questi primi impulsi rubati
alla leggenda, al dramma di Calderòn, alla riscrittura di Enzensberger.
Il tentativo non è attualizzare un mito ma piuttosto arcaizzare
la realtà.
Altrettanto impossibile è giudicare la miseria del potere; chi
si è impigliato nella sua rete ha infatti un’unica apparente
via d’uscita: quella verso l’alto.
“E siccome il mondo ha fatto di me una puttana, adesso io ne faccio
un casino”.
The deficiency of air is responsible for hallucinations, or comic misunderstandings.
In this frenzied and cyanotic condition, you might see the irresistibile
figure of the empress emerging from the underground: the sovereignty will
be then the new prison, the word will be the loneliness, the incest will
be the revolt. It is impossible to predict how these first traits stolen
from the legend, the drama of Calderòn and the suggestions of Enzensberger,
will evolve over time. The aim is not to modernize a myth, but rather
to archaize the reality.
It is equally impossible to judge the misery of the power. There is only
one way out for whom who are entangled in their very net: towards the
top.
“And since the world has made me a whore, I will make the world
a brothel!”