La cattività
prolungata è causa di allucinazioni, o di comici malintesi.
Dal sottosuolo vedremo emergere l’irresistibile figura dell’imperatrice
rubata all’opera di Calderòn de la Barca, La figlia dell’aria. La sovranità
sarà allora la nuova prigione, la parola l’isolamento, l’incesto la rivolta.
All’interno di un labirinto simmetrico, dove grotta e reggia sono identiche
e tremendamente simili a un bagno senza sanitari, Semiramis percepisce
eventi casuali come responsi ai soliloqui, generando un dialogo con una
serie infinita di doppi interlocutori. Impossibile distinguere tra
avvenimento e allucinazione, come altrettanto impossibile è giudicare la
miseria del potere; chi si è impigliato nella sua rete ha infatti un’unica
apparente via d’uscita: quella verso l’alto. E questo animale sacrificabile
non esiterà ad eseguire, una volta intrappolato, la personale vendetta
pubblica.
«E siccome il mondo ha fatto di me una puttana, adesso io ne faccio un
casino».
Note per i curiosi
La hija del aire è l’opera di Pedro Calderòn de la Barca che riprende e
sviluppa il mito di Semiramide, leggendaria regina assira a cui si
attribuisce la costruzione dei Giardini pensili di Babilonia e che in
seguito verrà a con-fondersi con la dea Ishtar.
Il più bello (e anche il più prolisso) dei drammi di Calderon narra le
vicende di Semiramis dal momento della sua liberazione; essa è infatti
rinchiusa dalla nascita all’interno di una grotta sorvegliata dal profeta
Tiresia. Questa cattività ha origine dal terribile vaticinio degli dei che
assistettero alla genesi della bambina: un cacciatore violentò la ninfa
Derceto, prediletta di Venere, e dopo l’amplesso venne divorato dai propri
cani; la Ninfa morì nel parto lasciando così il neonato alle cure di uno
stormo di colombe. Venere, affidando la bambina a Tiresia, gli raccomandò di
non mostrarla mai ad alcun uomo, giacchè il suo destino sarebbe stato quello
di trasformarsi nell’orrore del mondo, portando con sé tragedia e morte.
Dopo vent’anni però giunge nei pressi della grotta l’esercito vittorioso del
generale Menone. Questi trova la ragazza e la libera nonostante il veto di
Tiresia, che impotente si uccide. Innamorato e geloso Menone impone cautela
all’amata ed iniziano una nuova vita nella villa di campagna, isolati dal
mondo. Un giorno Semiramis incontra il re Nino, che subito si innamora e la
chiede in sposa: lei accetta e ripudia Menone, che viene accecato ed
esiliato.
Trascorrono altri venti anni, Nino è morto in circostanze sospette e
Babilonia, fondata da Semiramis, è in guerra con la Lidia. Ninia, il
mansueto figlio della regina e del re defunto ha ormai raggiunto l’età per
regnare ed il popolo lo acclama e minaccia la rivolta, stanco dei soprusi
dell’imperatrice e contestando la guida di una donna. Questa abdica a
sorpresa di tutti ma una notte, servendosi dell’incredibile somiglianza con
il figlio, lo rinchiude e si sostituisce ad esso, continuando così a regnare
sotto mentite spoglie. Troverà infine la morte in battaglia e l’inganno
verrà scoperto: è l’alba di un morbido regno retto dal placido buon senso
di Ninia.
E vissero tutti felici e contenti …
tranne Semiramis.
Co-produzione
festival Es.Terni 2007- Dimora Fraglie
Secondo premio EXTRA 2008 (G.A.I)
Vincitore del premio “Loro del Reno” (Teatri di Vita)
Con il sostegno della Casa del teatro di Faenza
The deficiency of air is responsible for hallucinations, or comic misunderstandings.
In this frenzied and cyanotic condition, you might see the irresistibile
figure of the empress emerging from the underground: the sovereignty will
be then the new prison, the word will be the loneliness, the incest will
be the revolt. It is impossible to predict how these first traits stolen
from the legend, the drama of Calderòn and the suggestions of Enzensberger,
will evolve over time. The aim is not to modernize a myth, but rather
to archaize the reality.
It is equally impossible to judge the misery of the power. There is only
one way out for whom who are entangled in their very net: towards the
top.
“And since the world has made me a whore, I will make the world
a brothel!”