MENOVENTI Presenta: IN FESTA Di Consuelo Battiston, Gianni Farina, Alessandro Miele “Solo di quando in quando, in certe interminabili sere, un’occhiata dall’altra parte, alla finestra illuminata dove vivono altri, e la vaga sensazione di essersi persi qualcosa.” (H.M.Enzensberger) Manca qualcosa. Cosa? Non si sa, ma la consapevolezza di questo è già qualcosa, no? Questa festa è il tentativo, estremo ed inconsapevole, di colmare un vuoto; è la ricerca di un semaforo sempreverde; è la soppressione liberatoria di un disagio inesprimibile. Questa festa è forte e decisa come una stretta di mano, ma qui sorge un dubbio: decisa da chi? Un cinico Semaforo incombe sulla scena ed il Campanello, tremendamente puntuale, ma anche tanto gentile, attraverso biglietti di amici cari e bei regali colorati, mantiene l’ordine delle cose con minuzioso interesse. Gli ospiti tanto attesi sono incompleti, mancanti: a volte entra una mano da stringere, una spalla su cui dare pacche amichevoli, due guance da baciare: l’essenziale. Per loro si compie il rituale della barzelletta, si innalzano torri di biscotti, si sacrificano piatti innocenti. E quando meno te lo aspetti, dall’ombra, sussurrando, affiorano pensieri, dubbi, ricordi. “Ma tu non te ne avvedi, Tu dici: io apro gli occhi e vedo quello che c’è.” GENESI DI UN PROGETTO Autoprodotto, non commissionato e spontaneo come un rutto, IN FESTA procede lentamente per la sua strada, ignaro dei tempi imposti dal mercato; ancora oggi, ad un mese dal debutto, lo consideriamo strutturato ma aperto. Questo lavoro, iniziato nell’Agosto 2004, nasce dall’esigenza di esplorare una sensazione non chiara, indefinibile a parole, che si avvicina ma non si esaurisce nel concetto di vuoto. La messa in scena di tale nebuloso concetto chiedeva a gran voce chiarimenti, esemplificazioni, simboli concreti. E’ così che si sono evidenziati alcuni aspetti di questa vaga sensazione di disagio: l’impressione di un controllo esterno sulle nostre azioni; l’impossibilità del cambiamento se non si rompono i legami con la realtà artificiale in cui siamo immersi; il bisogno di profondità, di silenzio, di inazione, di amoralità necessario per percepire l’ombra nascosta delle cose. Tutto questo non è mai dichiarato o detto esplicitamente. Si avverte chiaramente però, che nella vita delle due figurine al centro della storia, qualcosa non va; che magari si è riso delle strane coincidenze che li perseguitano, ma non c’è proprio niente da ridere; che il calore dei personaggi, in cui forse ci riconosciamo, è generato da una fiamma fredda, freddissima, a –20°. RIFERIMENTI Il linguaggio utilizzato per raccontare una storia semplice ed essenziale, che ripercorre a tratti il plot de “Le sedie” di Ionesco, è in continuo mutamento. Dopo una prima parte rarefatta, sospesa, che allude ad un quotidiano impossibile e la cui atmosfera richiama le visioni di De Chirico, il ritmo dello spettacolo aumenta, passando dalle invocazioni dei personaggi a quelle di Beethoven, fino al momento topico, la festa: una esplosione visiva più vicina ad una tela futurista, freneticamente sostenuta dal suono rivelatore dei Radiohead. dal suono rivelatore dei Radiohead.